Comunicato Stampa 23 febbraio 2015


 

Domenica pomeriggio uno smottamento ha interessato la parte alta del centro storico di San Giovanni in Fiore, provocando lo sgombero di tre famiglie e danni a quattro abitazioni, di cui due per fortuna disabitati, in Via Toscana. La pioggia che si è abbattuta sul nostro territorio in queste ultime ore, com’è oramai noto, ha solo accelerato fenomeni di dissesto idrogeologico che interessano parte dell’abitato del centro silano caratterizzato da abusivismo edilizio, incuria e cattiva manutenzione. Sono queste, infatti, le vere cause di fenomeni che di naturale non hanno nulla e dove la pioggia fa solo da effetto moltiplicatore, assestando il colpo finale, a un territorio dove non viene più eseguita nemmeno la semplice regimazione delle acque piovane
La messa in sicurezza e la riqualificazione ecosostenibile del nostro centro urbano, far rispettare il criterio di zero consumo di suolo e stop a nuovo cemento, devono essere le parole d’ordine per gestire un territorio comunale che, al pari del resto dei comuni calabresi, è classificato “ad elevato rischio idrogeologico” ma su cui si continua a costruire abusivamente, a modificare il regime delle acque meteoriche senza criterio, a scavare abusivamente costoni di montagna, a spianare cocuzzoli e, soprattutto, a non programmare interventi di difesa del suolo che potrebbero essere finanziati con le risorse a disposizione della Regione Calabria.
Sono infatti 393 milioni di euro stanziati dal 1999 ad oggi per gli interventi di messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico in Calabria. Soldi non spesi ma anche spesi male, in molte occasioni con interventi puntuali e senza una visione d’insieme. Con lavori progettati secondo la sola logica di “messa in sicurezza” attraverso la costruzione di opere difensive che hanno irrigidito ulteriormente un territorio che invece, per la sua conformazione geologicamente giovane e in continua evoluzione, avrebbe avuto bisogno anche di una pianificazione dinamica e innovativa.
Abbiamo già denunciato i ritardi nella programmazione, nella pianificazione e nella gestione del rischio: a San Giovanni in Fiore non esiste un Piano di Protezione Civile e nemmeno un’idea di cosa fare per tutelare un territorio dove l’elevato abusivismo del costruito è stato di fatto ereditato da tutte le amministrazioni locali, e socialmente “accettato” dai cittadini secondo la logica: tutti colpevoli, nessuno è il responsabile del disastro!
Per cominciare ad affrontare seriamente il problema del rischio del territorio di San Giovanni in Fiore bisogna partire quindi da una seria presa di posizione e di interventi contro l’abusivismo edilizio da parte dell’amministrazione e delle strutture comunali, finanziare interventi che intervengano sulle cause del dissesto per rimuoverle definitivamente, che il comune si doti di piani/programmi a medio/lungo termine secondo accordi di programma chiari e puntuali e che lo stesso comune si doti di figure professionali adeguate e multidisciplinari, a partire da un maggiore coinvolgimento dei geologi o in alternativa si faccia una convenzione direttamente con l'Ordine regionale dei geologi per vigilare sugli interventi e sulla gestione del nostro territorio. Per raggiungere questi obiettivi bisogna, infine, passare anche attraverso una corretta campagna di informazione ai cittadini per incrementare la cultura della convivenza con il rischio e della sua corretta gestione, che ancora oggi è ampiamente deficitaria.
Legambiente Sila