Comunicato Stampa 30 dicembre 2014


 

“Il terremoto che ha scosso l’altopiano silano la sera del 28 dicembre ha fatto emergere, oltre alle legittime preoccupazioni della popolazione locale, anche l’inadeguatezza di un sistema di protezione civile in mano ai Sindaci che non hanno predisposto i Piani comunali ne attuato adeguate misure di prevenzione per la sicurezza e l’informazione alle popolazioni locali.” E’ questo il commento di Legambiente Sila sugli eventi sismici registrati dalla rete sismica nazionale dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nel distretto sismico “La Sila”. “Si è assistito – continua Legambiente Sila – a momenti di panico tra la popolazione che non sapeva come comportarsi e cosa fare concretamente per mettere al sicuro la propria e l'altrui vita. Il che fare in casi di allarme o emergenza è la domanda che viene ripetuta, anche a molte ore di distanza dall'evento sismico che ha interessato l'altopiano silano, ma che non trova adeguate risposte sia in termini di una corretta informazione ai cittadini che di un loro coinvolgimento nelle gestione dell'emergenza. Tutte risposte che, in realtà, dovrebbero trovarsi nei Piani comunali di protezione civile che non sono stati attuati dalla gran parte dei Sindaci dei comuni interessati dall’evento sismico.”
Il Piano comunale di protezione civile è lo strumento che, oltre alle misure di prevenzione, organizza la macchina comunale per fronteggiare le emergenze e fornisce ai cittadini tutte le informazioni fondamentali per la loro sicurezza, stabilendo le norme, i comportamenti in caso di evento sismico e segnala i punti più sicuri presso cui radunarsi in attesa che passi l’emergenza. Il Piano deve essere realizzato e applicato da parte dei Sindaci, su precisa disposizione di legge in materia (Legge 100/2012) che ha riformato la Protezione civile nazionale e che ribadisce come il Sindaco sia l'autorità comunale di protezione civile, precisandone i compiti nelle attività di soccorso e assistenza alla popolazione, e chiarendo come che i Piani comunali di protezione civile debbano essere predisposti entro 90 giorni dalla entrata in vigore della legge stessa. Ovviamente non essendoci nessuna sanzione per chi non ottempera a questa previsione, come la decadenza o la sanzione pecuniaria personale, i piani rimangono sostanzialmente un oggetto del desiderio, e da quanto abbiamo verificato dal sito della Protezione civile nazionale sono ancora pochi i comuni della Calabria che hanno predisposto tale strumento.
“Più volte abbiamo chiesto alle varie amministrazioni comunali di San Giovanni in Fiore a che punto era il Piano comunale di protezione civile e se nella redazione dello stesso intendevano coinvolgere il volontariato, parte fondamentale del sistema nazionale di protezione civile, ma non abbiamo ricevuto risposte mai risposte. La realtà è che il comune di San Giovanni in Fiore non ha realizzato il Piano comunale di protezione civile, ed ha perso solo tempo a predisporre un semplice piano di speditezza che stabilisce le funzioni e il ruolo dei dipendenti comunali in caso di emergenza e che interessa solamente la struttura comunale, senza dare informazioni essenziali per i cittadini su come comportarsi e cosa fare, non tenendo conto delle forze del volontariato e delle altre istituzioni presenti sul territorio, non attiva nessuna macchina di emergenza.
“Vista la mancanza del Piano comunale di protezione civile a San Giovanni in Fiore – conclude Legambiente Sila - siamo costretti a chiedere al Commissario prefettizio di mettere nella sua fitta agenda delle cosa da fare, anche questo strumento fondamentale per la sicurezza dei cittadini. Ovviamente al Dott. Mazzia, offriamo tutta la nostra disponibilità e la nostra esperienza maturata in oltre 10 anni di attività del circolo nel settore della protezione civile, per redigere questo strumento, ben sapendo che nei pochi mesi in cui si occuperà di amministrare San Giovanni in Fiore non sarà possibile completarne l'approvazione, ma se nel frattempo mette in moto l'iter per la sua redazione segnerebbe un'altro importante punto nel percorso di ripristinare la legalità e la collaborazione tra cittadinanza attiva e pubblica amministrazione”.
 
Legambiente Sila