I PARCHI NON SI TAGLIANO!


I parchi non si tagliano, è stata la parola d’ordine che hanno lanciato stamattina gli attivisti di Legambiente che hanno partecipato al sit-in organizzato dai Verdi a Lorica, davanti la sede dell’Ente parco nazionale della Sila, per protestare contro la manovra finanziaria del Governo Berlusconi che dal 2011 prevede un taglio del 50% dei fondi per i Parchi nazionali.


La manovra del ministro Tremonti prevede, infatti, che il fondo per i 23 parchi nazionali del nostro Paese passi da 50 a 25 milioni di euro, una somma insufficiente a garantire le funzioni minime di questi Enti che sono l’unico presidio sul territorio che proteggono la biodiversita e garantiscono lo sviluppo sostenibile di comunità insediate nell'11% del territorio italiano. Senza queste risorse dal prossimo anno i Parchi non potranno garantire nemmeno il pagamento delle bollette e gli stipendi del personale, figuriamoci se potranno mantenere il controllo del territorio dalle speculazioni e dagli incendi boschivi o proteggere le oltre 57mila specie animali e le quasi 5 mila specie floristiche prerensti nel territorio nazionale. Fino ad oggi lo stato centrale investiva appena 34 euro ad ettaro protetto, dal prossimo anno saranno solo 17 gli euro investiti per ogni ettaro di territorio tutelato dai parchi nazionali che svolgono un servizio universale come quello di garantire le sorgenti dalle quali prendiamo l’acqua per bere, o tutelare le foreste che ci permettono di respirare, o mantenere intatti i paesaggi straordinari che rendono il nostro Paese unico. In cambio di questi pochi, ed insufficienti euri che lo Stato investe, i Parchi garantiscono l’incasso tra gli uno e i 2 miliardi di euro, con un fatturato che supera i 9 tra attivita' dirette e indotto, soprattutto nel turismo, che vanno a finire direttamente nel bilancio dello Stato senza alcun obbligo di rinvestimento nel settore.


Non dobbiamo dimenticare che, rispetto agli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, ogni ettaro di territorio tutelato consente all'Italia di risparmiare 578 euro di costi relativi allo smaltimento delle emissioni di Co2, per un totale di 476 milioni di euro. E che eventuali tagli metterebbero a rischio anche il piano nazionale antincendio, rispetto al quale i Parchi svolgono un ruolo di primo piano e che costa alle casse pubbliche ogni anno oltre 300 milioni di euro.


Nel 2008, nel pieno della crisi economica del Paese le presenze negli esercizi delle aree protette sono aumentate dell'1,79%, mentre il fatturato del comparto (oltre 9 miliardi di euro) e' pari a circa il 9% del fatturato nazionale complessivo del settore turistico con un incremento, rispetto all'anno precedente, del 3%. Siamo passati da 4.610.000 visitatori nel 1995 a ben 64 milioni nel 2009.
In Italia, insomma, le aree protette non rappresentano una risorsa conservativa che promuove soltanto la biodiversita', ma sono strettamente integrate all'insediamento e all'attivita' umana. Nelle aree dei parchi nazionali si possono contare circa 1.700 centri storici, per una popolazione stimata in 901.495 abitanti, mentre il numero dei residenti in tutti i parchi italiani e' di quasi 4,5 milioni e il 33% dei comuni italiani ha nel proprio territorio un parco, percentuale che sale al 68% con i piccoli comuni sotto i 5mila abitanti.


“Chiediamo al Ministro Prestigiacomo un concreto segno di disponibilità politica in favore dei parchi – dice Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente - e ripristini, quindi, un fondo ministeriale da mettere a disposizione delle aree protette per integrare le risorse tagliate dalla manovra finanziaria. Il taglio dei fondi per i parchi del 50%, rappresenta il preludio alla chiusura di una esperienza positiva di conservazione della natura e di sviluppo sostenibile locale. L’esperienza di questi anni - conclude Nicoletti - ha dimostrato che con l’istituzione dei Parchi sono state messe in campo politiche per mantenere le attività agricole utili a mantenere il paesaggio ed a promuovere l’ecoturismo, ma sono stati anche serviti a salvare dall’estinzione lupi e camosci. Tutto ciò da domani in Italia non sarà più garantito, a differenza di quanto avviene in tutto il resto del Mondo”.